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Giornata Mondiale del riciclo

Giornata Mondiale del riciclo. Pratica virtuosa per le aziende? Importante è partire dai dati.

Si celebra oggi la giornata mondiale del riciclo. Istituita nel 2018 dalla Global Recycling Foundation, questa ricorrenza vuole sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sull’urgenza di una maggiore tutela ambientale grazie al riutilizzo, riparazione, o ricondizionamento di materiali e prodotti il più a lungo possibile al fine di estenderne il ciclo di vita.

A fronte di una crescente presa di coscienza dell’importanza dell’economia circolare, è necessaria, tuttavia, l’adozione di meccanismi di mappatura dei reali impatti ambientali generati, settore per settore, per comprendere dove e come agire per migliorare lo status quo che, per un’azienda, si traduce nella necessità di capire come trasformare questa visione in azioni concrete evitando la trappola del “greenwashing”.

Come procedere dunque? Partendo dai dati.

È quello che sottolinea Quantis, società leader nella consulenza ambientale e per la quale curiamo l’ufficio stampa, che coglie l’occasione, in questa giornata, di ribadire la necessità di un approccio che scelga, come punto di partenza, dati quantitativi ed oggettivi per trasformare le evidenze scientifiche in strumenti operativi al servizio del business.

Occorre partire dalla mappatura del ciclo di vita di un prodotto e dell’intera azienda, con cui si possono quantificare e tracciare gli impatti di ogni fase produttiva e non. Questo perché l’obiettivo finale, secondo Quantis, non è la realizzazione di un sistema circolare fine a sé stesso, ma il perseguimento di soluzioni che minimizzino gli impatti ambientali e massimizzino la creazione di valore sostenibili.

Il riciclo porta benefici di circolarità (minore necessità di produrre materia prima vergine, minore occupazione delle discariche, maggior valore estratto da un materiale, ecc.) ma potenzialmente un maggior utilizzo di energia e risorse (per implementare il take back system, per la logistica, per l’energia necessaria agli stessi processi di riciclo).  Pensare un prodotto in logica di Life Cycle significa, allora, modellizzarlo adottando soluzioni di eco-design, per rendere il prodotto facile da riparare, da disassemblare, da smaltire, grazie all’assenza di materiali o sostanze chimiche che ne impediscano la riciclabilità.

Uno dei settori che negli ultimi anni ha un approccio ambizioso in termini di sostenibilità ambientale è la moda che secondo i dati del Report Quantis “Measuring Fashion” è responsabile dell’8% delle emissioni di gas a effetto serra su scala globale.

La portata e la complessità delle sfide legate ad una scelta di circolarità per il settore Fashion richiedono un approccio sistemico – sottolinea Simone Pedrazzini, Direttore Quantis Italia – gli sforzi per la sostenibilità devono essere integrati in ogni processo produttivo e richiedono una solida collaborazione tra team”.

Qualcosa si sta muovendo a livello di sistema se si pensa al Fashion Pact la coalizione di aziende globali leader del settore della moda e tessile impegnati al raggiungimento di una serie di obiettivi condivisi e focalizzati su tre aree: arrestare il riscaldamento globale, ripristinare la biodiversità e proteggere gli oceani. Oggi il Fashion Pact comprende 60 membri, che insieme rappresentano 1/3 del settore della moda e che vogliono agire collettivamente per incrementare l’impatto sull’ambiente e ottenere risultati concreti.

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Coronavirus: eos comunica al fianco di The Best Rent per #IoCiMettoLaCasa

Coronavirus: eos comunica al fianco di The Best Rent per #IoCiMettoLaCasa

Da #IoRestoACasa a #IoCiMettoLaCasa. In questo periodo di emergenza, si moltiplicano le iniziative solidali da parte di associazioni e aziende, unite nella lotta al Coronavirus. L’ultima? È stata lanciata ieri da The Best Rent e a comunicarla (e sostenerla) ci siamo noi di eos comunica!

The Best Rent, per la quale ci occupiamo di ufficio stampa e relazioni con i media, è una società italiana che opera in ambito immobiliare, offrendo in locazione soluzioni abitative di breve e medio periodo. L’iniziativa #IoCiMettoLaCasa nasce con l’intento di mettere a disposizione appartamenti su Milano, a titolo completamente gratuito, per il personale medico e infermieristico che in questo momento sta prendendo servizio in città per supportare i colleghi nella lotta al COVID-19.

Io ci metto la casa the best rent

Tutto questo, però, non sarebbe stato possibile senza il contributo iniziale dei proprietari delle case. È proprio il loro spirito di solidarietà che ha spinto la società milanese ad attivarsi con i suoi partner per mettere a disposizione gli immobili.

Come ci raccontano da The Best Rent, molti medici e infermieri che in questo momento beneficiano dell’iniziativa #IoCiMettoLaCasa hanno amici in grado di ospitarli a Milano, ma preferiscono tutelarli e usufruire di altri alloggi. Altri medici, pur vivendo a Milano, vorrebbero alloggiare da soli per tutelare le persone con cui vivono abitualmente, soprattutto se anziane.

«Sono già decine i proprietari che hanno deciso di aderire all’iniziativa, ciascuno con i propri mezzi e le proprie disponibilità», ci ha spiegato Cristiano Berti, CEO e Founder di The Best Rent. «Siamo felici di poter fare la nostra parte per supportare il personale medico. In questo momento difficile per Milano e per tutto il Paese, non vogliamo essere semplici spettatori: ogni realtà, pubblica o privata può agire con sensibilità e concretezza per dare il proprio contributo».

Ma l’iniziativa non finisce qui. Rincasando dopo i turni in ospedale, infatti, medici e infermieri aderenti all’iniziativa non dovranno preoccuparsi delle pulizie: se ne incaricherà, sempre a costo zero, l’impresa Alter-Area Domus, partner di The Best Rent per #IoCiMettoLaCasa.

Il servizio sarà attivo fino al 3 aprile, con la possibilità di un’ulteriore proroga in caso l’emergenza dovesse protrarsi.

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La moda in prima linea nella lotta al Coronavirus: tra i big delle donazioni anche Chiara Ferragni!

La moda in prima linea nella lotta al Coronavirus: tra i big delle donazioni anche Chiara Ferragni!

Due giorni fa il colosso della moda Armani ha donato un milione e duecentocinquantamila euro alla Protezione Civile, agli ospedali milanesi Luigi Sacco, San Raffaele e Istituto dei Tumori e anche all’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma. Una cifra da capogiro che si inserisce nella grande gara di solidarietà che nelle ultime settimane ha coinvolto supermercati, big del credito, squadre di calcio…e persino alcuni influencer. L’obiettivo? Fronteggiare la situazione di emergenza in cui versa il nostro Paese a causa del Coronavirus.

A proposito di influencer, dopo una donazione personale di centomila euro Chiara Ferragni e Fedez hanno dato il via a una raccolta fondi su Gofundme, destinata alla creazione di nuovi posti letto all’interno del reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Il risultato? Tre milioni e mezzo di euro raccolti in meno di quarantotto ore, con buona pace di Heather Parisi che da Shanghai ha twittato: «Non era meglio promuovere la raccolta fondi per l’emergenza del #COVID2019 a favore della sanità pubblica e degli ospedali che davvero ne hanno bisogno invece che a favore del più grande gruppo di sanità privata d’Italia?»


In buona sostanza, la showgirl ha accusato la coppia di aver favorito un enorme gruppo sanitario privato a scapito di strutture che invece (secondo lei) avrebbero davvero bisogno d’aiuto in questo momento, ovvero gli ospedali pubblici lombardi vicini al collasso. La risposta di Fedez non si è fatta attendere: «Tu che m*** stai facendo? Le coreografie?».

Tornando ai big della moda, contro il Coronavirus si sono schierati, solo per citarne alcuni, anche Bulgari, che ha fatto una donazione all’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma per consentire l’acquisto di un sistema di acquisizione di immagini microscopiche all’avanguardia; Swarovski, che ha donato più di quattrocentomila dollari per sostenere la Cina nella lotta al COVID-19; e il duo di stilisti Dolce&Gabbana, che ha deciso di destinare i fondi all’Humanitas University per sostenere uno studio sulle risposte del sistema immunitario al Coronavirus coordinato dall’immunologo Alberto Mantovani.

Insomma, in tempi duri come questo, da grandi portafogli derivano grandi donazioni.

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