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Lavorare in un’agenzia di comunicazione a Milano: i consigli di eos comunica

Lavorare in un’agenzia di comunicazione a Milano: i consigli di eos comunica

Lavorare in un’agenzia di comunicazione a Milano è un’esperienza stimolante, dalla quale è possibile trarre ogni giorno una piccola lezione per migliorare il proprio lavoro e, perché no, anche se stessi. Studiare sui libri è importante, questo è certo, ma non sufficiente per potersi affermare nel campo della comunicazione e della creatività.

Una volta varcata la soglia di un’agenzia di comunicazione come eos comunica, si mette da parte tutto il bagaglio nozionistico appreso in ambito accademico e ci si scontra immancabilmente con la realtà, bella o brutta che sia. Come sopravvivere alla vita in agenzia? Ecco otto consigli da parte di chi ci lavora da un po’: il team di eos comunica!

A volte è necessario prendere le distanze da se stessi (Daniela, co-founder)

Innamorarsi delle proprie idee talvolta può rappresentare un ostacolo. Quando si tratta di scrivere un articolo o di organizzare un evento, meglio mettere da parte il proprio gusto personale e immedesimarsi nell’obiettivo da raggiungere: la soddisfazione del cliente.

Chi ben presenta è già a metà strada (Paolo, co-founder)

Motivare le proprie scelte e saper vendere un’idea di fronte a un cliente rappresenta buona parte del lavoro complessivo. La trovata più geniale del mondo non vale un quarto della sua presentazione.

L’elasticità mentale è tutto (Paola, account director)

Sviluppare un proprio metodo di lavoro va bene, ma è fondamentale saper comprendere che ogni progetto necessita di un suo approccio peculiare. Per adattarsi al contesto che di volta in volta si presenta, è utile guardarlo da angolazioni diverse.

È necessario aggiornarsi, continuamente (Sabrina, account executive)

Nel settore della comunicazione è essenziale rimanere al passo con le ultime notizie in fatto di attualità, tecnologia, politica, social media, senza contare tutte le aree di competenza dei clienti. Appena arrivati in ufficio la mattina, meglio leggere qualche buon giornale e investire nella propria conoscenza.

Servono ordine, metodo e disciplina (Francesca, content strategist)

In un’agenzia di comunicazione non basta essere creativi. Una certa disciplina e un buon metodo di lavoro sono in grado di salvare chiunque dalle ansie dell’ultimo minuto. Per esempio, quando bisogna reperire al volo, tra mille file, la terzultima versione di un articolo. Sì, proprio quella che il cliente aveva bocciato ma che poi ha rivalutato!

Fare domande non significa non aver capito (Carola, social media manager)

Anche se si fanno troppe domande non bisogna sentirsi inadeguati, o ritenere che l’interlocutore (specie se un superiore) lo stia pensando. Perdere cinque minuti in più durante un briefing può far risparmiare molto tempo nelle fasi successive.

Sopravvivere alle riunioni è possibile (Futura, art director)

I meeting del venerdì alle cinque esistono e vanno affrontati con coraggio, presenza di spirito e professionalità. Basta pensare all’aperitivo che si terrà una volta usciti da lavoro.

E infine, viva la positività! (Michela, account director)

Imparare i trucchi del mestiere, lavorare sodo (e in modo intelligente), evitare di perdere tempo. Ed essere gentili, soprattutto con i propri colleghi: sono questi i segreti per far scorrere al meglio qualunque giornata lavorativa!

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“Gli italiani e i social media 2019”: il nuovo report di Blogmeter

“Gli italiani e i social media 2019”: il nuovo report di Blogmeter

Con il report Gli italiani e i social media 2019, il tool di social intelligence Blogmeter torna a indagare chi sono e cosa fanno sui social network gli utenti residenti nel nostro Paese.

A partire da un campione rappresentativo – per genere, età e area geografica – di millecinquecento intervistati, la survey è riuscita a realizzare una “mappatura” delle motivazioni che spingono gli italiani a utilizzare i social.

Social “di cittadinanza” e social “funzionali”

All’interno del proprio report, Blogmeter identifica due differenti tipologie di social network: “di cittadinanza” e “funzionali”. I primi sono utilizzati in maniera quotidiana e sono indispensabili quando si tratta di definire identità e “cittadinanza digitale”. Il più usato? Naturalmente Facebook, seguito da YouTube e Instagram.

Anche Pinterest si rafforza in termini di diffusione, caratterizzandosi sempre di più come social di cittadinanza.

Chiudono la classifica i servizi di messaggistica istantanea come Whatsapp, Telegram e Messenger, definiti “di cittadinanza” in quanto utilizzati ampiamente dalla stragrande maggioranza degli italiani.

I social “funzionali”, invece, si chiamano così perché assolvono a uno scopo specifico, che sia prenotare un ristorante (Tripadvisor) o videochiamare un amico lontano (Skype).

Ma non è tutto: quest’anno si è aggiunta una terza tipologia di social network: si tratta di piattaforme come WeChat, Snapchat e Tik Tok, utilizzate esclusivamente dai giovani della Generazione Z e dai giovanissimi della Generazione Alpha (i bambini nati dopo il 2010 che oggi hanno dai 2 ai nove anni di età e non hanno mai visto un mondo senza tecnologia).

Modalità stalker: on

Ebbene sì, la principale ragione che spinge gli italiani a utilizzare i social media è leggere i contenuti altrui: il 43% degli intervistati, infatti, dichiara di servirsi dei social unicamente per questo motivo. Un buon 12% li adopera invece per scrivere contenuti originali.

Nello specifico Facebook, il più citato dagli intervistati, è utilizzato prevalentemente per informarsi, condividere opinioni e leggere recensioni, YouTube è la piattaforma più amata per svagarsi o trovare stimoli, mentre Instagram si conferma, anche quest’anno, il social ideale per seguire gli influencer.

A proposito di Instagram, grande novità di quest’anno è la sezione dedicata alle Stories: il 32% degli italiani le preferisce ai post, meglio ancora se realizzate da personaggi famosi. Simpatici, spontanei, in una parola influencer: nella top quattro dei più amati, i protagonisti del matrimonio più social dell’anno, Chiara Ferragni e Fedez, seguiti a vista da Cristiano Ronaldo e ClioMakeUp.

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Cucciolandia 💘

Un post condiviso da Chiara Ferragni (@chiaraferragni) in data:

Advertising: sì o no?

Nel 2018, lo scenario evidenziava quanto la pubblicità su YouTube risultasse disturbante per il 75% degli intervistati. Neutra invece su Facebook e Instagram, rispettivamente per il 33% e il 34% degli italiani. Oggi la situazione risulta mutata: la percezione di utilità è cresciuta per tutti e tre i canali analizzati – +19% per Facebook, +7% per Instagram e +10% per YouTube – a dimostrazione che una targetizzazione sempre più mirata paga, in tutti i sensi.

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Comunicazione corporate e di prodotto: eos comunica Amorissimo!

Comunicazione corporate e di prodotto: eos comunica Amorissimo!

Comunicare l’immagine e i valori di un’azienda, connotarla di un’identità definita e immediatamente riconoscibile, sia sulla carta che sul digitale: tutto questo (e molto altro) è la comunicazione corporate. Per un’agenzia di comunicazione corporate come eos comunica, lo sviluppo della brand identity delle aziende clienti è la bussola che orienta tutta la strategia.

Tutto comincia da una parola chiave, come ad esempio sostenibilità, a cui via via se ne aggiungono altre: moda, mare, costumi da bagno. Ed è proprio da qui che siamo partiti quando, lo scorso giugno, il nostro team di media relation ha portato avanti la comunicazione del brand Amorissimo, nato nel 2014 dall’idea del suo fondatore Mario Attalla e dall’estro delle stylist Barbara Bologna e Marta Attalla – rispettivamente moglie e figlia – con l’obiettivo di rompere gli schemi del beachwear tradizionale.

Quali sono gli elementi distintivi di Amorissimo? Stile, ricercatezza e un approccio eco-sostenibile: una formula che sulla stampa, digitale e cartacea, è già di per sé un successo. Ma non è tutto: la comunicazione corporate può diventare un vero punto nevralgico nella costruzione dell’immagine di un’azienda nel momento, spesso delicato, del lancio di un nuovo prodotto.

Così è stato per Amorissimo che, nel corso della stagione primavera/estate 2019, ha lanciato Splash, la prima capsule collection interamente dedicata a un mare plastic free. Perché si sa, l’impatto ambientale della plastica è ormai sotto gli occhi di tutti e un numero sempre maggiore di aziende si impegna ogni giorno per ridurne l’utilizzo. E poi c’è chi, come Amorissimo, ha deciso di riutilizzare la plastica raccolta negli oceani per farne dei costumi da bagno alla moda.

Non semplici bikini da sfoggiare in spiaggia, ma prodotti che viaggiano in una nuova direzione, all’insegna del rispetto per l’ambiente.

Per il nostro team di ufficio stampa la comunicazione dei valori di Amorissimo attraverso la capsule collection Splash è andata oltre il semplice rapporto con i media, articolandosi nell’ingaggio della blogger e influencer Valentina Madonia, che si è fatta portavoce dell’immagine della donna Amorissimo: una donna intraprendente, libera, curiosa di scoprire il mondo e di indossare capi unici, che fanno dei colori e dei tessuti ricercati i propri cavalli di battaglia!

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Dietro le quinte del WeWorld Festival: come organizzare un evento a Milano!

Dietro le quinte del WeWorld Festival: come organizzare un evento a Milano!

Festival musicali, festival scientifici, festival del cinema: come si organizza un festival tematico a Milano? Un evento che magari raggruppa molteplici discipline e ambiti di studio? La nostra agenzia di comunicazione l’ha fatto. Ecco com’è nata la decima edizione del WeWorld Festival, in programma il prossimo 23 e 24 novembre al Teatro Litta di Milano!

Poche cose impensieriscono il team di un’agenzia di comunicazione milanese come l’organizzazione di un grande evento. Gli aspetti da tenere sotto controllo sono tanti: trovare e allestire la location, coordinare la segreteria organizzativa, programmare la scaletta dei contenuti, individuare i relatori e gestirne l’arrivo e il soggiorno in città, identificare una strategia di promozione online e offline.

Il Festival di WeWorld Onlus è un evento giovane, gratuito, aperto a tutti. Perché si tratta di un festival tematico? Perché è interamente dedicato a un concettoi diritti delle donne – che ogni anno viene raccontato da personalità di spicco del campo dello sport, della medicina, della letteratura, del giornalismo, della televisione.

Tra i grandi ospiti di quest’anno, lo scrittore Roberto Saviano, la storica Eva Cantarella, la pallavolista Francesca Piccinini, l’attrice Benedetta Porcaroli, la showgirl Alba Parietti e la star del fumetto Silvia Ziche.

A chi si rivolge il WeWorld Festival? Capire il proprio target è fondamentale, perché le persone vanno coinvolte e ispirate fin da subito, sia nella Rete che fuori!

È qui che entra in gioco l’ufficio stampa, il cui ruolo si si concretizza nel coinvolgimento dei mezzi di comunicazione più adatti per la promozione dell’evento: dalla televisione, alla radio, al web fino alla carta stampata (quotidiani, settimanali e mensili).

Un evento di spicco nel panorama nazionale come il Festival di WeWorld deve coinvolgere adeguatamente l’intero sistema dei media per far pervenire tutte le informazioni riguardanti il suo svolgimento.

Il principale obiettivo dell’ufficio stampa? È quello di trasformare l’evento in una notizia. Ed è proprio quello che fa la nostra agenzia!

Nelle fasi precedenti alla manifestazione, dunque, l’agenzia di comunicazione lavora per far sapere che ci sarà l’evento. E poi? Una strategia social vincente serve a rafforzare ulteriormente l’obiettivo dell’evento: raggiungere ancora più persone, e quindi fare in modo che se ne parli ancora.

Qualunque siano i canali scelti, esistono alcuni passaggi indispensabili da curare con estrema attenzione: dalla redazione di un piano editoriale alla pianificazione delle modalità e delle tempistiche di interazione con il pubblico durante l’evento. La gestione dei social network non va sottovalutata, perché darà un grosso contributo al successo della manifestazione.

Insomma, organizzare un evento in una grande città come Milano rappresenta certo una grande sfida per un’agenzia di comunicazione. Che cosa serve per affrontarla al meglio? Esperienza e nervi saldi.

 

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SOS shadow ban: come evitare di diventare dei “fantasmi” su Instagram

SOS shadow ban: come evitare di diventare dei “fantasmi” su Instagram

L’enorme successo di un social network può comportare per i propri creatori non poche problematiche legate alla “pulizia” e alla qualità dei contatti presenti. Un caso esemplare è quello di Instagram: negli ultimi anni la piattaforma di proprietà della Facebook Inc. è stata letteralmente invasa da centinaia di migliaia di profili falsi e bot, acquistati da persone reali per aumentare il numero di seguaci e like sui propri contenuti.

Nel tentativo di mantenere alto il livello qualitativo dell’esperienza sul social network, gli sviluppatori di Instagram hanno messo a punto una serie di penalizzazioni, più o meno dure, per scovare i “furbi” che non rispettano le linee guida. Una di queste è lo shadow ban.

Per capire di che si tratta, è sufficiente analizzare i due termini inglesi shadow, “ombra” e ban, “interdizione”. Questa funzione di Instagram ha dunque lo scopo di limitare la visibilità dei contenuti di un account, di metterli in ombra.

Il proprietario del profilo continuerà a vedere i propri post, così come li vedranno i suoi fan. Ma allora chi non li vedrà? Il resto del mondo, le persone non seguite, tutti i potenziali nuovi follower.

Se qualche post è stato colpito dallo shadow ban, il proprietario dell’account non si renderà conto di nulla, se non di un estremo calo dell’engagement. I post “danneggiati” non appariranno nelle sezioni dei relativi hashtag che lo accompagnano, diventando quindi dei veri e propri fantasmi con pochissime interazioni.

Ma quali sono i post maggiormente colpiti da shadow ban? Si tratta di una penalizzazione in cui è facile incappare, soprattutto se non si rispettano i requisiti dettati dal regolamento di Instagram. Se si utilizzano ad esempio gli hashtag bannati (l’elenco è in continuo aggiornamento, ecco quello aggiornato al 2019, contenente anche gli insospettabili come #curvy, #bikinibody o #beautyblogger!). Se si adoperano hashtag troppo generici e con milioni di utilizzi. Se si duplicano gli hashtag all’interno dello stesso post o all’interno di post differenti. Esistono inoltre alcuni “hashtag sensibili” che spesso vengono inondati da immagini violente o pornografiche, mentre i relativi post vengono commentati in maniera automatizzata da software creati appositamente per questo scopo (magari da utenti neanche reali). Insomma, esistono diverse ragioni, tutte piuttosto banali.

Se si tratta di un account business, è comprensibile la preoccupazione nel veder vanificato tutto il lavoro finora dedicato al proprio profilo. Una volta terminato il periodo di penalizzazione, dunque, è importante tornare a postare normalmente, evitando in tutti i modi di compiere azioni sospette o che potrebbero ulteriormente attivare una nuova penalità.

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